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Recentemente è stato celebrato l’Ada Lovelace Day, una commemorazione internazionale legata alle conquiste delle donne nella scienza, nella tecnologia, nell’ingegneria e nella matematica (STEM). L’obiettivo è quello di aumentare il profilo delle donne nella tecnologia e, nel fare ciò, incoraggiare sempre più ragazze a intraprendere una carriera nelle STEM.

 

Chi era Ada Lovelace

Quando si pensa alla tecnologia si pensa sempre e solo a grandi uomini come Bill Gates e Steve Jobs, trascurando donne pionieristiche e rivoluzionarie che hanno contribuito alla storia della computer science.

Ada Lovelace, figlia del più famoso Lord Byron, non conobbe mai il padre, che se ne andò di casa prima che lei compisse un anno. Nata nel 1815 fu cresciuta dalla madre, Anne Isabella Milbanke, che, studiosa lei stessa, le insegnò un altro tipo di poesia: la matematica. Da adulta Ada Lovelace si appassionò al lavoro di Charles Babbage sulla macchina analitica, il primo prototipo di computer della storia. Ada contribuì all’invenzione di Babbage scrivendo il primo programma della storia dell’informatica: un algoritmo per generare i numeri di Bernoulli.

Dai suoi scritti e dalle sue traduzioni in inglese delle opere del matematico Luigi Menabrea, Alan Turing prenderà l’ispirazione necessaria per costruire il primo computer.
In un diario scrive anche di non ritenere plausibile che la macchina analitica in questione “possa divenire con il tempo una macchina pensante, però ci arriverà vicino”. Ada fa delle riflessioni molto lungimiranti, che neanche Charles Babbage riesce a eguagliare e per questo ancora oggi viene ricordata come la madre dei computer moderni.  

 

Le altre women in tech

Come Ada Lovelace, molte altre donne hanno contribuito allo sviluppo della tecnologia e al progresso dei computer e purtroppo sono state dimenticate. Nei primi di anni di sviluppo  dei computer, le donne erano fortemente coinvolte nella programmazione di software.

Ma le storie di troppe donne che hanno guidato l’innovazione nel XIX, XX e XXI secolo sono da tempo dimenticate.

Durante la seconda guerra mondiale, per esempio, venne costruita una macchina chiamata ENIAC, in grado di eseguire i calcoli per le traiettorie missilistiche. I costruttori dell’ENIAC reclutarono sei donne che sono diventate le prime programmatrici al mondo, capaci di programmare correttamente la macchina. E vincere una guerra.

“La madre dell’informatica” ha anche iniziato la sua carriera in ambito militare. Alla fine degli anni ’40, Grace Hopper lavorò all’Harvard Computation Lab come parte della Navy Reserve, programmando il computer Mark 1 che portava velocità e precisione nelle iniziative militari. Grace era uno dei software architect di un “nuovo linguaggio informatico compilato” chiamato COBOL, che è ancora oggi uno standard di elaborazione dei dati. In particolare, le viene attribuita l’idea che il codice del computer possa essere scritto e letto come un linguaggio.

 

Perché abbiamo bisogno di più donne in STEM

Nel rapporto McKinsey del 2015, Diversity Matters , si è scoperto che le aziende con una forza lavoro più diversificata hanno prestazioni finanziarie migliori. 

In CELI, riconosciamo che i nostri clienti sono molto diversi tra di loro e quindi abbiamo bisogno che anche la nostra forza lavoro li rappresenti. Avere una rappresentanza equa delle donne nella tecnologia significa avere una maggiore diversità di pensiero. Nel nostro lavoro quotidiano la diversità porta ad una prospettiva più ricca per risolvere problemi e sfide usando la tecnologia.

In CELI stiamo cercando da anni di creare un team variegato e inclusivo senza basarci su stereotipi, per esempio il team Sales e Marketing è completamente composto da donne e anche la nostra Senior Software Architect è una donna.

Le aziende tecnologiche hanno bisogno, più che mai, delle capacità e conoscenze delle donne. Il pensiero ampio dà vita ai migliori prodotti e soluzioni e la diversità porta valore, non dimentichiamolo.

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