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La storia dei chatbot inizia nell’Inghilterra di metà Novecento e da allora non si è mai arrestata, modificando il rapporto degli utenti con le nuove tecnologie

Dal Gioco dell’Imitazione di Turing allo humor di Siri, l’evoluzione dei chatbot ingloba le principali innovazioni del Natural Language Processing e dell’interazione uomo-macchina.

 

1950: “The imitation game” di Turing

Turing apre il suo Computing Machinery and Intelligence con la famosa frase: “I purpose to consider the question, Can machines think?”. La domanda, cui Turing non dà una risposta, serve per introdurre il concerto di intelligenza, negli uomini e nelle macchine. Essendo impossibile fare un elenco di cosa è tale e cosa no, propone un gioco, “The imitation game”, il cui obiettivo è quello di “testare il grado di indistinguibilità di una macchina dagli esseri umani”. Il gioco prevede un uomo A, una donna B ed un giudice C che deve stabilire chi è A e chi è B, ponendo loro delle domande, le cui risposte vengono date solo per via scritta. Turing immagina di sostituire A con una macchina: A consegue la vittoria quando C sbaglia nel giudicare l’identità di A (credendo sia un umano e non una macchina); in questo caso la macchina vince perché giudicata in grado di pensare. Turing si è limitato a teorizzare il gioco dell’imitazione, ma non è passato troppo tempo prima che qualcuno lo realizzasse per lui, aprendo la strada ai chatbot.

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1966: Eliza e gli agents

Creato da Weizenbaum, Eliza è un programma che simula il comportamento di uno psicoterapeuta, trasformando gli input degli utenti nei suoi output (tramite l’uso delle “espressioni regolari”) il che permette di dare continuità al discorso, oltre che un’apparente coerenza. Altre volte produce osservazioni acontestuali, ma perfettamente in linea con l’atteggiamento di un medico, come “Very interesting. Please go on” o “Can you elaborate on that?”. Su questa stessa linea di ricerca, nel 1972 nasce Parry, un paziente paranoico creato da Colby, mentre a metà degli anni Novanta è la volta di A.l.i.c.e. di Wallace.
La storia dei chatbot procede e nella seconda metà degli anni Cinquanta due ricercatori del MIT, McCarthy e Selfridge, si occupano dello sviluppo di sistemi, definiti “agents”, in grado di comunicare con l’utente in linguaggio naturale.

 

1997: Microsoft lancia Clippy

Fra i vari tipi di agents sviluppati ci sono gli intelligent; si inizia a parlare di Personal Digital Assistant (PDA), progettati per facilitare gli utenti nelle piccole operazioni quotidiane e per semplificare l’accesso a dati ed informazioni; un pezzo di storia dei PDA è rappresentato da Clippit (meglio conosciuto come Clippy), l’assistente con le sembianze di una graffetta di Microsoft Office presente nelle versioni dal 1997 al 2007, quando è stato rimosso in favore di un’interfaccia più intuitiva.
La rapidità con la quale si sono evolute le tecnologie fra gli anni Novanta e i primi anni Duemila ha fatto sì che questi sistemi, per il modo molto semplice in cui erano strutturati, diventassero presto obsoleti: gli utenti si sono fatti più esigenti, le loro richieste più specifiche e le tecnologie più avanzate, generando un processo circolare. Si inaugura l’era degli assistenti personali intelligenti (IPA – Intelligent Personal Assistant) in grado di rispondere alle domande ed eseguire azioni tramite comandi vocali usando un’interfaccia utente in linguaggio naturale.

 

2011: la svolta di Siri

Un cambiamento epocale nella storia dei chatbot è segnato dall’avvento sul mercato di Siri da parte di Apple, apparso per la prima volta all’interno degli iPhone 4s nel 2011. Due anni dopo Google immette sul mercato il suo assistente virtuale, oggi noto semplicemente come Assistant, mentre Cortana di Microsoft è presente su pc e mobile dal 2014. Tutte le grandi aziende hanno deciso di investire nei chatbot: IBM ha lanciato Watson, per Amazon c’è Alexa, mentre Facebook, Telegram, Slack e molte altre hanno dato la possibilità di inserire bot nei loro servizi di messaggistica.
Quello che si richiede ora agli agents è l’esecuzione corretta e rapida di tutti quei compiti tipici di una segretaria umana: fissare appuntamenti, inviare mail, eseguire telefonate, gestire i promemoria e molto altro. La loro intelligenza deriva non solo dalla capacità di predire le necessità dell’utente, imparando a conoscerlo in base al tipo di ricerche che compie o ai tasks che chiede al sistema di eseguire, ma anche da un uso del linguaggio umano sempre meno soggetto ad errori.
La storia dei chatbot ora procede verso la creazione di tutta una serie di servizi che possono non solo semplificare la vita degli utenti ma anche migliorare la produttività delle aziende, tramite l’utilizzo di tecnologie sempre più avanzate.

(Mariafrancesca Guadalupi)